Arcola. Il borgo arroccato intorno alla sua torre

La struttura del borgo, raccolto sulla collina in posizione dominante sulla bassa valle del Magra, conserva l’assetto medievale frutto del dominio degli Obertenghi, che tra il X e l’XI secolo – dopo i secoli bui delle invasioni di Normanni e Saraceni – costruirono il castello e la torre pentagonale. Quest’ultima, considerata monumento nazionale, è giunta a noi praticamente intatta con i suoi mille anni di storia: l’unico intervento subito è un restauro dei primi del Novecento per la ricostruzione di uno spigolo. Alta 25 metri, la torre costituiva il punto focale del sistema difensivo: situata nella zona più vulnerabile agli attacchi, si poneva come un vero bastione con il suo spigolo minacciosamente proteso in direzione degli eventuali assalitori della porta Sovrana. Alla torre si accedeva attraverso una stretta porta ancora oggi visibile a diversi metri da terra, collegata probabilmente al castello attraverso un ponte levatoio o mobile. Vita più difficile ha avuto il castello, che fu probabilmente una grandiosa opera degli Obertenghi, cruciale nel sistema difensivo della Marca Ligure. Arcola però fu sotto le mire di molti signori e passò più volte di mano: fu dei Malaspina, poi dei genovesi, conquistata da Castruccio Castracani di Lucca e occupata dai milanesi. Il castello si trovò spesso al centro dei combattimenti e venne definitivamente e irrimediabilmente danneggiato durante il periodo napoleonico e la battaglia che oppose franco-genovesi e austro-russi. Dopo circa un secolo, nel 1884 il castello venne restaurato e in parte ricostruito fino ad assumere le forme attuali. Tra la torre e il castello, adagiata in un’aiuola, si trova un’antica vasca marmorea per la misurazione di mezzo barile di vino. Secondo la dicitura impressa nel marmo l’unità di misura utilizzata era quella di Genova nei primi anni del XVII secolo e la vasca è datata 1601. Prima di lasciare Arcola, si può ammirare la chiesa di San Nicolò, citata in un atto del 1132 (sotto la giurisdizione dei benedettini), poi ingrandita nell’anno 1628 e ultimata nel 1673. La chiesa è divisa in tre navate con sei colonne marmoree di ordine tuscanico, mentre il campanile, isolato dalla chiesa, risale al 1658. All’interno della chiesa si trova la tavola in marmo ad alto e bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino Gesù tra Santa Margherita, Santo Stefano, San Nicolò e San Bartolomeo, realizzata a inizio Cinquecento da Giuliano Manfredi, nativo del borgo medievale ma in quel tempo residente a Carrara.

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