Brugnato. Il borgo a tenaglia che si veste di fiori

brugnato Punto nevralgico della val di Vara, Brugnato venne fondata intorno al VII  secolo alla confluenza del fiume Vara e del suo affluente Gravegnola,  intorno all’insediamento abbaziale dei monaci di san Colombano. Città  dal 999, sede vescovile dal 1133, Brugnato fu per secoli crocevia  importante per mercanti e viaggiatori, divenendo baricentro di un’ampia  zona dove confluivano le principali vie commerciali che attraversavano la  Liguria di Levante e scendevano in direzione Roma o salivano verso la  pianura. Dal XII secolo la città entro nella sfera d’influenza dei genovesi.  All’inizio del Trecento le lotte tra guelfi e ghibellini costrinsero il vescovo a ritirarsi a Pontremoli; Brugnato divenne territorio di sfide e battaglie, passando alternativamente sotto il controllo dei Malaspina e dei Fregoso. Alla metà del XVI secolo fu un moto insurrezionale degli abitanti a risolvere la questione, con il ritorno del governo stabile della Repubblica di Genova: la Superba la doterà di autonomi statuti e ne farà la sede dell’omonimo capitaneato dal 1607.

Il borgo antico ha mantenuto intatto l’assetto medievale, con la classica struttura “a tenaglia”, e oggi si offre al visitatore con un alternarsi di colori e di tipologie di casa, portali in pietra arenaria tipica della Lunigiana, piazzette e vicoli. Vi si accede attraversando la porta Maestra, detta anche “della Chiocciola”, costruita tra l’XI e il XII secolo. Superato l’oratorio di san Bernardo, luogo di preghiera per viandanti e pellegrini accolti dall’ospitale di sant’Antonio, si arriva nella piazza Maggiore (oggi Brosini): fu per secoli il cuore commerciale e amministrativo di Brugnato. Qui si possono ammirare il pozzo e le belle case che la circondano.

Poco più avanti si incontrano la cattedrale e l’antico palazzo vescovile, oggi sede del museo diocesano. La cattedrale dedicata ai santi Pietro, Lorenzo e Colombano è una delle più belle chiese romaniche del Levante ligure. L’edificio è a due navate divise da colonne e sorge sui resti di due chiese preesistenti, la più antica delle quali, posta sotto l’attuale navata maggiore (visibile attraverso dei cristalli), è databile all’epoca bizantina (VI secolo). Al centro dell’abside, i tre volti severi in pietra sbozzata (con funzione apotropaica) rappresentano i tre santi. Notevoli anche l’affresco del XV secolo che raffigura sant’Antonio Abate, con il mantello e il bastone da eremita, e quello del XVI secolo con La presentazione di Gesù al tempio. Nella piazzetta alle spalle della chiesa, si possono ammirare le due absidi, che erano un tempo lambite dal bedale, il canale che portava acqua nel borgo, la bella torre campanaria bicroma e la colonna di arenaria di fine Quattrocento, compresa un tempo nel convento dei padri agostiniani.

Il palazzo vescovile, o episcopio, fu per molti secoli la residenza del vescovo. Costruito sulle fondamenta dell’abbazia di san Colombano, il palazzo è stato più volte rimaneggiato e ampliato: l’intervento più importante risale alla metà del Seicento, voluto dal vescovo Giovanni Battista Paggi. Oggi ospita il museo diocesano, inaugurato nel 2001, con una sezione diocesana e una sezione archeologica. La prima raccoglie numerosi arredi sacri e opere d’arte, oltre all’appartamento del vescovo al piano nobile.

Varcato l’arco dei Sessanta, ci si trova alla porta Sottana, vicino alla quale resta il bel portale di arenaria dell’oratorio dei santi Rocco e Caterina. Da qui ci si può inoltrare dentro via Riva d’Armi o via dell’Ulivo, con le case dipinte, gli archi antisismici, i resti delle murature medievali. Da qui partiva un tempo il sentiero per il santuario di Nostra signora dell’Ulivo, uno dei tanti oratori che i monaci dell’antica abbazia di Brugnato costruivano nei loro possedimenti per pregare e officiare nelle ore diurne. L’attuale costruzione risale al Seicento.

Ogni anno, per il corpus domini, Brugnato si copri di fiori per la tradizionale Infiorata che richiama migliaia e migliaia di visitatori. Le vie principali del paese, senza soluzione di continuità, vengono addobbate con un immenso tappeto floreale: i disegni sono sia geometrici sia ispirati a temi religiosi ed eucaristici. Le diverse contrade si sfidano in questa originale gara, che copre quasi un chilometro di strade.

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