Dolceacqua. Il borgo dei Doria amato da Monet

Sorto presso una zona abitata fin dall’età del Ferro, come testimoniano le  tracce di numerosi castellari, deve il suo nome probabilmente a un  insediamento di età romana chiamato Dulcius e poi Dusaiga (nome  tuttora usato in dialetto). Il primo documento ufficiale che cita  Dolceacqua risale al 1151, quando i conti di Ventimiglia fecero costruire il  primo nucleo del castello. Nel corso dei secoli, ai piedi del castello,  acquistato nel 1270 dal capitano genovese Oberto Doria, il vincitore dei  Pisani alla Meloria, e ampliato dai suoi successori, venne sviluppandosi  l’abitato della Terra, con una struttura a gironi concentrici attorno alla  rocca, collegati fra loro da ripide rampe. Nella metà del Quattrocento, la crescita dell’abitato portò alla creazione del nuovo quartiere del Borgo, al di là del torrente; i due nuclei vennero collegati da un elegante ponte a schiena d’asino a un solo arco, costruito sulle rovine di un ponte precedente.

Il ponte vecchio è oggi il simbolo di Dolceacqua, con l’unica arcata a schiena d’asino, lunga 33 metri, conferisce al ponte eleganza e vigore nello stesso tempo. Monet, durante il suo soggiorno a Bordighera nel 1884, venne più volte a dipingerlo, definendolo “Un gioiello di leggerezza in un piccolo borgo straordinariamente pittoresco”. A lato del ponte, dalla parte del quartiere Borgo, si trova l’oratorio di san Filippo Neri, dall’interessante interno in stile tardo barocco.

Superato il ponte si entra nel quartiere Terra che, dato il poco spazio disponibile, si sviluppò in altezza, fino ad arrivare a case di cinque e sei piani; oggi conserva intatta la sua atmosfera medievale e presenta angoli di grande suggestione. Appena varcato il ponte, comincia l’avvolgente via al Castello, strada principale del borgo, che dopo averlo tagliato da un lato all’altro sale verso la fortezza. A destra si trova uno dei vicoli più curiosi, le scasasse: un collegamento tra il ponte e la piazza della parrocchiale, scavato al livello del torrente, e probabilmente usato per scopi difensivi.

Nell’ampia piazza ai piedi del borgo si trova la parrocchiale di sant’Antonio Abate, di origini quattrocentesche ma oggi in forme barocche. Ingloba una torre angolare quadrata, delle antiche mura, divenuta la base del campanile. Tra le ricche decorazioni interne va ammirato il delicato polittico dedicato a Santa Devota, opera del 1515 di Ludovico Brea. A ridosso della chiesa si trova palazzo Doria, dove la famiglia si trasferì una volta abbandonato il castello. Il palazzo, detto della caminata, presenta bei portali in pietra e numerosi fregi e decorazioni araldiche. Risalendo via Doria, dopo pochi metri sulla destra c’è il palazzo Garoscio, con le raffinate decorazioni delle volte e i due camini in ardesia. Oggi ospita la pinacoteca, la biblioteca comunale, l’archivio comunale e la sede della banda cittadina.

Continuando l’ascesa lungo il quartiere Terra, si arriva infine al castello di Dolceacqua. Il primitivo impianto feudale, difeso alla fine del Duecento dalla torre circolare, venne ingrandito e incluso nel XIV secolo in una cinta muraria più ampia; in età rinascimentale il castrum diventò una grandiosa residenza signorile fortificata, con imponenti apparati difensivi, che nulla però poterono contro i colpi delle artiglierie pesanti franco-ispane, che lo distrussero parzialmente il 27 luglio 1744. Non più abitato dalla famiglia Doria, venne ulteriormente danneggiato dal terremoto del 1887. Le trasformazioni e le diverse destinazioni d’uso sono ancora evidenti: oggi, visitandolo, si possono ammirare le strutture militari, gli spazi di servizio, le prigioni dal lato rivolto al borgo, mentre dall’altro lato – con un ampio cortile a separare – gli ambienti residenziali e di rappresentanza. Il castello ospita la sede imperiese dell’enoteca regionale: qui è possibile degustare diverse tipologie di Rossese oltre a una larga rappresentanza delle produzioni enologiche liguri.

Scendendo, restano da ammirare un paio di edifici religiosi. Il primo si trova all’ingresso del paese, verso il mare, vicino al cimitero. È la chiesa di san Giorgio, costruita nell’XII secolo in forme romaniche, riconoscibili nella facciata e nella parte inferiore del campanile, trasformata poi in epoca gotica e barocca. La cripta, divenuta sepolcro della famiglia dei marchesi, accoglie tuttora le tombe di Stefano Doria del 1580 e di Giulio Doria del 1608. Nel quartiere Borgo si trova invece l’oratorio di san Sebastiano, in cui si può ammirare una pregevole scultura lignea attribuita al Maragliano. Qui ha sede la Confraternita che la domenica più vicina al 20 gennaio organizza la processione dedicata al santo: seguendo un rito di chiare origini pagane, viene trasportato un grande albero di alloro, ornato di ostie variopinte, simbolo dell’abbondanza e dei raccolti agricoli.
dolceacqua

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *