Mesc-ciua. L’antica zuppa di legumi e granaglie

Una zuppa di farro e legumi, molto antica; diffusa in molte località della Liguria di Levante ma diventata ormai un simbolo della cucina spezzina. La versione attuale, con i fagioli cannellini, non può essere anteriore al XVII secolo, ma probabilmente un piatto simile esisteva già ai tempi dei Romani che conoscevano e apprezzavano i fagioli “dall’occhio”, gli unici europei fagioli di origine europea.
Un piatto che, come molti altri, è nato quasi certamente dall’inventiva e dalla fame. La tradizione vuole che la mes-ciua sia nata in porto: forse dalla raccolta, sui moli e nelle calate, dei legumi fuoriusciti dai sacchi imbarcati sui mercantili; forse perché i marinai, terminato lo scarico, raccoglievano quanto era rimasto a bordo e lo mettevano a cuocere in un pentolone. Chicchi di granaglie diverse quali ceci, grano, farro e fagioli cannellini (le fave non sono più presenti perché “colpevoli” di scurire troppo la zuppa), lasciate a bagno per ore e cucinate in modo molto semplice, ma rigorosamente separate per rispettare i tempi diversi di cottura e poi conditi con olio e pepe. I cuochi più esigenti l’arricchiscono con un battuto di aglio, carota, prezzemolo e sedano, ma i puristi storcerebbero sicuramente il naso.
Come accade per tutti i piatti profondamente legati a un territorio, intorno alla mesc-ciua ci sono diverse leggende e aneddoti: non sappiamo se l’abbiano degustata anche Richard Wagner (che proprio nella storica locanda L’Universo compose “Oro del Reno”) o Alessandro Manzoni (anch’egli ospite della locanda), ma è senz’altro bello immaginarli mentre intingono il cucchiaio nella scodella calda e invitante della mesc-ciua.

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