Carpasio. Nel museo della Resistenza dove vivevano i partigiani

Settembre 1944: le truppe tedesche da qualche mese stanno mettendo sotto pressione le formazioni partigiane del Ponente e hanno accerchiato gli uomini riparati nel bosco di Rezzo. Punto cruciale dell’offensiva sono le postazioni del monte Grande, dal quale i tedeschi tengono sotto tiro le valli Carpasina, del Maro e Rezzo. La controffensiva parte da San Bernardo di Conio e dal monte Aurigo: da qui i partigiani iniziano a colpire il nemico con due mortai sottratti agli occupanti. Nel frattempo, il distaccamento d’assalto “Garbagnati”, composto da soli 17 uomini guidati da “Mancen” e “Stalin” si porta alle pendici di Monte Grande. I tedeschi sono molti di più e meglio armati: ma la mossa dei partigiani li sorprende, e dopo molte ore di battaglia quelli della “Garbagnati” hanno il sopravvento. I tedeschi fuggono, lasciando caduti e armi alle loro spalle, e l’assedio fallisce. A questa epica battaglia (celebrata ogni anno, la domenica più prossima al 5 settembre, a San Bernardo di Conio, dove è collocato il memoriale delle medaglie d’oro al valor militare della Resistenza imperiese) e in generale alla Resistenza del Ponente è dedicato il Museo della Resistenza di Costa di Carpasio (una piccola frazione che si raggiunge seguendo le indicazioni lungo la strada che unisce Montalto Ligure e Carpasio.
Il museo è ospitato proprio nell’originale casone del comando della Prima zona Liguria e conserva documenti, materiali e fotografie sulla lotta partigiana. A un quarto d’ora dal casone si trova ancora il grosso castagno che servì da rifugio per i combattenti ammalati: nel tronco cavo dell’albero potevano nascondersi fino a sette persone. L’esposizione nella sala inferiore parte dai contenitori paracadutati ai partigiani dagli alleati, cassette che contenevano armi e cartucce, rottami di un aereo tedesco caduto, pezzi di una camionetta recuperata al passo Teglia, ricetrasmittenti da campo e altro materiale ancora. Nell’ampia sala al primo piano si trova la grande carta topografica con le zone operative delle varie brigate che operavano in questi boschi. Poi ci sono le divise originali, le armi (lo Sten, i Mauser e il terribile Mayerling in dotazione all’esercito tedesco), diversi attrezzi, documenti, mappe, lettere e fotografie. Significativa ed emozionante è la barella sulla quale il ventitreenne comandante Silvio Bonfante (Cion) si tolse la vita per non cadere nelle mani dei tedeschi. La campana del museo, ogni giorno alle 10 e alle 19, rompe la quiete del bosco facendo risuonare le note di Fischia il vento.
Il museo è aperto tra aprile e ottobre nei giorni festivi, ma è meglio chiamare il numero 0184.409008 per conoscere orari e aperture

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