San Domenico. La pinacoteca segreta di Taggia

Il 2 maggio del 1459 padre Cristoforo da Milano, dell’ordine dei Domenicani, predicò a Taggia: vuole la tradizione che gli abitanti rimasero talmente impressionati da decidere di costruire un nuovo convento da affidargli. La scelta di Taggia, in realtà, fu dettata da motivi molto pratici: la città era un importante nodo stradale, aveva un porto abbastanza vicino e viveva un periodo di crescita economica. Alla costruzione partecipò tutta la comunità: i notabili di Taggia fornirono denaro, i paesi intorno materiale, gli abitanti più poveri la manodopera. I lavori procedettero di buon passo e nel 1490 la chiesa venne consacrata. Il complesso divenne presto uno dei principali centri culturali ed economici del Ponente, ruolo che esercitò fino allo scioglimento imposto da Napoleone nell’Ottocento.
Adesso il convento è tornato a essere un polo culturale, grazie alla straordinaria collezione pittorica che contiene, una vera e propria pinacoteca del Cinquecento ligure e non solo. La visita comincia dal chiostro, con le colonne realizzate da Cristoforo Bunichi nel 1477. Procedendo in senso orario, si entra in chiesa, bellissima nella sua essenzialità. Qui, nonostante gli altari siano stati demoliti nell’Ottocento, sono rimaste molte delle opere d’arte originali: diverse tele (tra le quali una “Annunciazione” e una “Madonna del Rosario”) di Ludovico Brea, pittore molto attivo nella zona tra la seconda metà del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento e originario forse di Montalto, e poi opere del nipote Francesco Brea, del Malosso, del Parmigianino (“Adorazione dei Magi”), di Gregorio De Ferrari, di Giovanni Canavesio e di altri.

Ludovico Brea, Battesimo di Cristo e Santi
Ludovico Brea, Battesimo di Cristo e Santi
Dopo la chiesa, si può e entrare prima in sagrestia (passando sotto al portale in pietra nera datato 1462) e poi nella sala capitolare (oggi cappella) con l’affresco del Canavesio. La sala successiva, un tempo adibita a dormitorio, ospita oggi un’altra mirabile serie di opere, dove ancora spiccano Ludovico e Francesco Brea. Restano da vedere altri due ambienti dedicati alla vita e al lavoro dei monaci, che conservano gli affreschi originali: sono la biblioteca (dove operò il Brea) e il refettorio (dove dipinse il Canavesio).

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