San Martino di Framura. La torre carolingia divenuta pieve

La pieve di San Martino, a Costa, vale da sola il viaggio fino a Framura. Il centro di culto, nato da una cappella castrense bizantina del VI-VII secolo costruita tra i ruderi di una fortificazione precedente, risalente forse al IV secolo, fu a lungo abbandonato e poi ripristinato intorno al IX secolo, diventando prima sede monastica e poi, tra la metà del X secolo e l’inizio del successivo, un centro pastorale. La torre venne edificata in epoca carolingia, tra il IX e X secolo, con uno scopo più di avvistamento che di difesa. Esaurita la funzione difensiva, la chiesa venne addossata alla torre che ne diventò parte integrante, secondo uno schema architettonico estremamente raro in Italia: l’ingresso alla chiesa (più piccola) avveniva dalla torre e i due edifici erano fusi in un unico complesso, come testimoniano le colonne ancora presenti nella facciata della pieve. Solo più avanti, con i genovesi, gli edifici saranno nuovamente separati e la torre tornerà ad avere la sua funzione di guardia, grazie alla posizione strategica che le permette di dominare il mare (ed essere in collegamento visivo con le altre torri di Framura) e l’interno. Per capire quanto fosse strategica, basta percorrere la ripida scala interna e arrivare sul tetto dell’edificio: lo sguardo spazia tutto intorno, e quello che oggi è un meraviglioso panorama era un tempo motivo di sicurezza e controllo del territorio. La chiesa, citata per la prima volta in un documento del 1128, è stata notevolmente rimaneggiata nel XV e XVI secolo, ma conserva ancora notevoli elementi della sua fase romanica. L’ampliamento del coro avviene nel corso del XVIII secolo, mentre l’attuale copertura a volta a botte della navata risale agli anni Trenta. L’interno della chiesa è ricco di importanti opere d’arte, in particolare, una preziosa tela di Bernardo Strozzi raffigurante la “Madonna del Rosario tra san Domenico e san Carlo Borromeo” (quarto altare a sinistra) e il fonte battesimale medievale in marmo rosso di Levanto (una pietra che nega la leggenda secondo la quale il fonte sarebbe giunto via mare dall’Oriente).Da notare anche il pulpito, destinato secondo la tradizione popolare alla cattedrale di san Lorenzo a Genova e poi trattenuto dai framuresi che si autotassarono per comprarlo, e gli stipiti delle porte in ardesia, decorati da incisioni di navi e velieri come ex voto. Probabilmente, alla pieve si deve anche il nome del borgo: dalla medievale ecclesia Sancti Martini infra mura si arriva, nel tempo, al nome di Framura per indicare l’intera circoscrizione. Per visitare torre e pieve è necessario contattare l’associazione Framura Turismo al numero 339.5433923

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