Venite a costruire il borgo, restate ad abitarci e avrete dei privilegi. Nasce pressapoco così Millesimo, nel 1206: un atto di Enrico II Del Carretto promuove la costruzione del castello e delle mura e concede franchigie e immunità a chi avesse scelto di abitare nel borgo. Un nuovo insediamento studiato a tavolino. La posizione è strategica, tanto che già i romani avevano stabilito un accampamento lungo la strada che collegava Savona e Acqui Terme. A quel periodo risale anche una leggenda suggestiva sul nome del borgo: secondo la tradizione un soldato della legione di Pompeo, stanco di marciare per chilometri e chilometri sempre ultimo nella fila — miles imus — di ritorno dalla Spagna decise di fermarsi e scelse proprio questa riva della Bormida. È una storia che , con un sorriso, spiega bene un’impressione: Millesimo è un luogo di arresto e di scelta, un punto dove la valle trattiene e orienta.
Dal tempo dei Del Carretto, da quando il ponte della Gaietta permetteva di raggiungere Finale evitando i dazi genovesi, Millesimo ha conservato l’atmosfera — e in parte l’aspetto — di un borgo medievale raccolto attorno alla piazza porticata, oggi piazza Italia, dove si svolgeva la vita economica e pubblica del paese. Ancora oggi è sede di botteghe, di mercato e della festa nazionale del tartufo, che ogni autunno celebra il prodotto più rinomato di Millesimo e della valle. La piazza è chiusa dal palazzo dei Del Carretto, ceduto dalla famiglia al Comune nel 1882 e attuale sede del municipio: dentro, oltre a un arco di pietra arenaria perfettamente conservato, c’è l’altare su cui papa Pio VII, prigioniero di Napoleone, assistette alla messa il 17 agosto 1809. Sulla facciata si può ammirare una delle più belle meridiane del Nord Italia.
Dalla piazza si scende tra le case antiche del centro storico fino alla Bormida e al ponte della Gaietta. Un’opera nata (forse nel Duecento, forse prima) per controllare l’accesso. La torre — una delle quattro vie d’ingresso al borgo un tempo completamente cinto di mura — appare oggi nelle forme volute dal cardinale Carlo Domenico Del Carretto alla fine del Quattrocento. Una delle due arcate dell’antico ponte crollò nel 1744 per un’alluvione: dal 1878 al suo posto c’è una passerella
Sempre alla fondazione dei Del Carretto risale il castello a pianta quadrangolare, con due torri laterali e mura fortificate; le parti più antiche sono la torre in pietra, il maschio e la parete est. Era inserito in un sistema difensivo più ampio — insieme ai castelli di Cengio, Cosseria e Roccavignale — pensato per presidiare la via tra Piemonte e Liguria attraverso le Langhe. Cadde in disgrazia nel Cinquecento, quando il governatore di Milano Ferrante I Gonzaga ne ordinò lo smantellamento, per paura che potesse cadere in mani francesi. Alla base del castello si trova Villa Scarzella, costruita come residenza estiva nel 1855 da Giuseppe Scarzella. La villa, ampliata e acquistata nel 1989 dal Comune, è oggi sede del centro visitatori del Bric Tana e della Valle dei Tre Re e ospita il Museo Napoleonico, con reperti, stampe, carte topografiche e materiali legati alla campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte.
La chiesa parrocchiale, consacrata nel 1467 dal vescovo Pietro Del Carretto, conserva una bella acquasantiera in marmo bianco del 1484 e un crocifisso ligneo della scuola del Maragliano. Ma è fuori dalle mura che si incontrano altri edifici capaci di raccontare il borgo con una voce diversa, più antica e più sparsa. Di fondazione altomedievale è la chiesa di Santa Maria extra muros: pieve basilicale a tre navate con tetto ligneo, conserva solo in parte le originarie forme romaniche a causa degli importanti interventi del Quattrocento.